Raccontarsi per sopravvivere

vanessaHo creato questo spazio per parlare di storie, ma anche per raccontare storie. Voglio iniziare proprio così, raccontando una storia che ho scritto esattamente dieci anni fa, quando ero un’adolescente vestita di nero, spaventata dal mondo, arrabbiata, ma alimentata dal più grande desiderio di comunicare, esprimere ciò che avevo dentro nonostante fosse complicato e non lo capissi bene nemmeno io. Voglio raccontare questa storia perché è la prova che la narrazione aiuta ad affrontare la vita, non solo a evadere da essa, perché quando il tempo passa ci si accorge, riguardando ciò che proviene dal proprio passato, che la vita cambia, gli ostacoli si superano e la rabbia finisce. Nuovi ostacoli vengono posti innanzi a noi e quelli vecchi sembrano stronzate al confronto, ma rileggendo ti rendi conto che allora sembravano insormontabili quanto quelli nuovi e capisci che tutto passa, che tutto scorre. Dice Il Corvo: “Non può piovere per sempre”.
Ecco la mia storia:

“Cammina lenta, con lo sguardo perso nel vuoto. Non si accorge della gente che la urta. Ascolta la musica a tutto volume, e il suo cervello e la sua vista navigano galleggiando in un mare di papaveri. È appena uscita dal centro sociale, ha bevuto assenzio e fumato oppio. Lei e i suoi amici si sentono poeti maledetti, o forse solo relitti. Compongono versi di morte e di dolore.
Lei ogni tanto si graffia le braccia, i polsi, le caviglie. Guarda il sangue che scivola nel lavandino e si sente vuota, leggera.
Cammina piano senza vedere dove va.
Si risveglierà nel suo letto senza ricordare come ci è arrivata, ma col cuore sollevato. Sorriderà allo specchio prima di accendersi la sigaretta del mattino.
Ogni giorno cammina volando, tra gli sguardi inquisitori dei perbenisti, che subito si dimenticheranno di lei, perché lei, in realtà, è invisibile. Lei lo sa e non le nota le occhiate scandalizzate, né quelle compassionevoli. Lei è felice, quando galleggia.
Attacca borchie e straccia i vestiti, le piace essere inquietante. Porta timore la sua vista negli animi di chi non conosce la fata verde. In realtà tutti hanno la loro fatina verde, ma ognuno le dà nomi diversi, molti non vogliono ammettere a se stessi che esista. Lei invece sa che è sempre al suo fianco, incombe su di lei pronta a colpire. È affamata di droghe e di alcol, la fata verde, e per placare il dolore l’unica cosa che resta da fare è accontentarla.
Quel giorno la fata verde tornò prima del solito, prima del dovuto. “Ciao”, dice ridendo. Lei è in preda alle allucinazioni bagnate dall’assenzio. I suoi amici, allucinati anche loro, non possono calmarla. Le affondano la testa nel lavandino fino a farle mancare il respiro. Lei si riprende e ride. Scoppia in una risata malsana. Ha visto la morte e le è preso il malato, maniacale, folle desiderio di rivederla. La pazzia luccica nei suoi occhi e sul suo sorriso macabro. Ora fa paura anche ai suoi amici.
La morte.
Torna a casa, cammina più velocemente. Davanti a sé vede solo l’oscura grotta della fine della vita. Fissa quel puntino luminoso innanzi a lei e le brilla lo sguardo. Non c’è nient’altro attorno a lei.
Lo specchio del bagno, il lavandino, il rasoio.
Sangue che scorre. Sempre di più.
Il buio.
La fine.”

Questo racconto non è un inneggio al suicidio. Al contrario è la prova che, nonostante l’immaginazione porti a pensare alle cose più terribili, essa racchiude la possibilità di sfogare attraverso la scrittura i propri stati d’animo e rappresenta un modo per superare momenti difficili. Oggi, che sono sempre quella persona che ha scritto questo racconto, ma senza più esserlo, posso rendermi conto di quanta forza mi hanno dato fogli e penna e posso guardare al passato con un sorriso, perché in fondo buona parte di quel dolore era solo nella mia testa e dovevo unicamente viverlo per andare oltre e crescere.

Annunci

Informazioni su vanessamedea

Gioco coi significati del mondo per passione... e magari anche per professione!
Questa voce è stata pubblicata in Racconti, Uncategorized e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

9 risposte a Raccontarsi per sopravvivere

  1. ramthadenigredo ha detto:

    L’arte, diceva Oscar Wilde, serve proprio a questo: perchè l’arco non si spezzi. ^_-
    (Scilla)

  2. giulsen ha detto:

    io mi son spostata quì: ilgattobriao . blogspot.it

  3. Martina Fraccaroli ha detto:

    Ho la risposta più adatta chiusa in un quaderno, da molti anni.:)

  4. elenuccia ha detto:

    mi ritrovo in ogni parola.. i motivi per cui si scrivevano cose così “pesanti” e come le si vede ora dopo anni…
    ci passiamo tutti ma quando si ha quell’età nn crediamo possibile superarlo e invece…
    😉

    • vanessamedea ha detto:

      Si è proprio vero, spero che chi ancora ci sta passando legga e si senta meno solo!

      • elenuccia ha detto:

        lo spero anch’io perchè son periodi quelli dell’adolescenza in cui tutto sembra nero e si lotta contro cose che per l’età risultano essere insormontabili .. e l’unica cosa che si può fare è solo resistere per arrivare ad oggi e sentire che quel nero non è più così nero..

  5. Tutti noi, credo, ad un certo della nostra vita, abbiamo camminato lenti, con lo sguardo perso nel vuoto, senza accorgerci della gente che ci urtava. Poi in un modo o nell’altro ne siamo venuti fuori. Forse siamo cresciuti, forse ci siamo adeguati, conformati. Qualcosa indubbiamente abbiamo però perduto.

    • vanessamedea ha detto:

      Hai proprio ragione, anche per questo cerco di non perdere del tutto lo stile adolescenziale che spesso mi contraddistingue, almeno quando parlo di concetti che molto hanno a che fare con quel periodo della vita. Anche se tante volte la vita adulta mette di fronte a prove simili se non peggiori. Se ne esce, hai ragione, sempre un po’ cambiati, nel bene o nel male..

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...