Cambiare è solo questione di volontà

cambiamento_cielo

Oggi ho deciso di regalarvi un altro mio racconto, sperando vi piaccia. Anche questo risale a una decina di anni fa, ma l’ho revisionato accuratamente solo per voi. L’ho scelto perché mostra l’ottimismo di fondo che mi ha sempre caratterizzata anche nei periodo più bui. Una volta tendevo a nasconderlo, ma sono sempre stata convinta del fatto che la volontà sia un mezzo potente per raggiungere i propri obiettivi e che se ci si dà da fare qualcosa di buono lo si ottiene. Enjoy.

“Sorrideva gentile porgendogli la mano. Aveva un sorriso così dolce e sicuro, la pelle liscia, gli occhi luminosi. Lui le sfiorò la punta delle dita e sorrise a sua volta. La camera del motel aveva un aspetto freddo nonostante il patetico tentativo di renderla confortevole addobbandola con carta da parati rosa pastello e biancheria fiorata. Ma nessuno dei due ci faceva caso. Il rumore delle macchine, appena smorzato dalle imposte chiuse, era l’unico sottofondo al loro respiro, ma nemmeno questo era importante. Lei lo guardava maliziosa mentre lo attirava a sé e iniziava a spogliarlo.

L’aveva conosciuta quella sera in un locale fumoso della periferia. Uno di quei posti poco illuminati, con musica assordante, situati in quei quartieri grigi e squadrati che circondano le grandi città. Non era mai stato in un locale simile. Non sapeva nemmeno quale strano impulso lo avesse spinto lì dentro. Era solito passeggiare di notte, lasciare il letto con la scusa dell’insonnia e vagare senza meta, ma non era mai entrato da nessuna parte.

L’aveva guardata ballare sotto i riflettori. La gonna bianca cambiava colore a seconda della luce… verde… blu… rossa… viola… era come ipnotizzato da quei colori e da quel suo corpo perfetto. Lei non smetteva mai di sorridere mentre ballava. Sembrava una bambina, quasi lo era. Scuoteva i ricci biondi a ritmo, era una bambola di porcellana.

E lui la osservava seduto solo a un tavolino. Cercava di dimenticare la moglie a casa, che ormai non amava più, i figli viziati e la pancetta che cresceva man mano che i capelli cadevano. Il cocktail mal fatto che aveva in mano non era sufficiente a farlo sentire un’altra persona, ma almeno per un po’, guardandola appoggiando i gomiti sul legno appiccicoso, aveva provato sensazioni nuove, o almeno sopite da tempo immemorabile. Era contento di sentirsi così distante da casa, anche se era a pochi passi, quella casa che non sentiva più sua da anni.

Si distrasse un attimo e lei non era più al centro della pista. I suoi occhi vagavano persi e a un tratto se la ritrovò davanti, con quel sorriso che lo rapiva e trasportava lontano. Perché una ragazza così giovane e bella si era accorta di lui? E cosa l’aveva attirata lì? La sua solitudine? O il suo sguardo insistente? Domande alle quali nemmeno lei avrebbe saputo rispondere. Non importa. Le cose succedono, se si seguono alcuni impulsi imprevisti.

“Ciao, come ti chiami?”, sorriso, “Mi offri qualcosa? Vuoi ballare?”, sorriso.

E un’ora dopo erano in quel motel sulla statale, davanti al quale lui passava ogni giorno quando andava al lavoro. Lei gli prese la cravatta con un gesto delicato e la slegò lentamente. Poi aprì i bottoni della camicia, uno per uno, con calma, e gliela sfilò. Gli accarezzò il petto, passandoci dolcemente le mani sopra. Lo baciava sotto l’ombelico mentre gli apriva i pantaloni.  Aveva sempre sul volto quel sorriso malizioso.

Lui continuava a guardarla, immobile, incredulo. Quando la vide nuda qualcosa scattò nella sua mente e non seppe resistere a tutti gli impulsi repressi negli anni. Accecato dalla passione si abbandonò e fece di lei tutto ciò che mai aveva osato fare prima. Nemmeno da giovane aveva conosciuto tanta passione. A tratti si rendeva conto che lei era poco più di una bambina, ma il desiderio animale gli impediva di trattenersi. Una voglia primordiale agognava ogni centimetro della sua pelle. Profumava di campo bagnato, di erba appena tagliata. Di fresco e di nuovo, di sole e di vento. Non smetteva mai di sorridere.

Il mattino dopo, però, non c’era più il suo odore, nessuna traccia della sua presenza. Svanita come un sogno, rimaneva solo l’odore stantio della stanza di motel. Rimanevano solo una vaga sensazione di calore nel letto e una nuova determinazione nel cuore di lui. Divorziò, cambiò casa, ne comprò una col giardino, dove poteva costringere i suoi marmocchi viziati a stare un po’ all’aperto. Cambiò lavoro e cambiò vita, del suo passato rimase solo il ricordo di quel sorriso di bambina.”

VanessaMedea

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Gioco coi significati del mondo per passione... e magari anche per professione!
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2 risposte a Cambiare è solo questione di volontà

  1. blanca mackenzie ha detto:

    bello! e mi trovi d’accordo: il cambiamento è scelta (magari coraggiosa) ma lo è!

  2. alegbr ha detto:

    Sei brava con la narrativa. Forse, appena affrettato il finale, c’è qualche “enunciazione” di troppo, le migliori storie sono quelle che mostrano. Mi sarei soffermato di più sulla rivelazione della nudità di lei. Ma il racconto è tuo, del resto, e queste solo mie idee.

    alex

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