Educazione Siberiana

educazione_siberiana filmEsistono tantissime diverse culture, miliardi di comunità di diversa ampiezza i cui membri condividono un sapere, un modo di pensare, uno stile di vita. Perché a ognuno venga trasmessa la conoscenza necessaria per sentirsi parte di una certa cultura è fondamentale un’appropriata educazione. Questa educazione condizionerà sempre, in qualche misura, la visione del mondo e il modo di agire di chi la riceve.

Il nuovo film di Gabriele Salvatores, Educazione Siberiana, tratto dall’omonimo romanzo di Nicolai Lilin (edito da Giulio Einaudi editore), parla proprio di questo meccanismo culturale. In un paesino nel sud della Russia, in Transnistria, vivono delle comunità di criminali. Il piccolo Kolima (Arnas Fedaravicius), assieme al migliore amico Gagarin (Vilius Tumalavicius), viene educato dal nonno Kuzja al codice d’onore dei “Criminali Onesti”, come loro stessi si autodefiniscono. Da un certo punto di vista non si tratta di un ossimoro, secondo loro i poliziotti sono i farabutti disonesti che opprimono la povera gente, la quale vuole solo vivere a proprio modo, secondo il proprio codice d’onore. Non dobbiamo nemmeno interpretare ciò come la rappresentazione di un mondo al contrario, poiché è in realtà, semplicemente, un modo diverso di schematizzare e guardare il mondo, al quale non siamo abituati, ma che a tratti, guardando la pellicola, riusciamo anche a trovare condivisibile. Del resto non si può guardare questo prodotto in un’ottica secondo la quale tutto è o bianco o nero e in cui giusto e sbagliato siano definiti attraverso i parametri che ci sono più familiari. Assieme ai bambini, anche lo spettatore impara qual è il codice interpretativo attraverso cui filtrare gli atteggiamenti dei personaggi.

Al fine della sopravvivenza di una cultura il maestro detiene un ruolo portante. Salvatores sostiene che i maestri devono esserci, “meglio un cattivo maestro che nessun maestro”. John Malkovich veste i panni di colui che detiene questo fatidico ruolo, l’intransigente e temibile nonno Kuzja. L’identità culturale di questa comunità si fonda interamente sul codice d’onore e sul rispetto assoluto di esso, non tanto su altri elementi come la terra natia, i legami di sangue, eccetera. Per questo motivo l’educazione siberiana è la vera protagonista del film, senza la quale nessuno dei personaggi e nessuna delle loro azioni avrebbero senso. E quindi è ancora più basilare la figura dell’insegnante, cioè del nonno. A livello visivo ciò viene espresso accostando tre momenti della vita di Kolima: l’infanzia accompagnata dalle lezioni di Kuzja, l’adolescenza che mette in scena il contrasto fra l’accettazione delle regole e la ribellione a esse incarnata nella figura di Gagarin, e infine l’età adulta che il protagonista dedica interamente al compimento di ciò che gli è stato impartito durante l’infanzia. Se non assistessimo agli insegnamenti di Kuzja gli atti di Kolima risulterebbero praticamente incomprensibili.

Ma questa scelta registica evidenzia anche i profondi cambiamenti storici avvenuti fra gli anni ottanta e la fine degli anni novanta. Dopo la caduta del muro di Berlino anche la Russia modifica radicalmente il proprio volto e ognuno dei ragazzi concilia (o non concilia) a proprio modo la novità del mondo moderno e la tradizione con la quale sono stati formati. Esempio lampante è la scena della giostra che il gruppo di amici va a vedere per poter sentire per la prima volta la musica di David Bowie. La gioia e i colori di questo momento contrastano col resto del film, per lo più caratterizzato da un’ambientazione dai colori grigi e da un’atmosfera sempre tesa. La forte violenza descritta nel romanzo di Lilin, infatti, non viene esibita e ostentata dalla pellicola, però è presente nella costante sensazione che la violenza possa esplodere da un momento all’altro.

Salvatores stesso dice di aver consapevolmente fatto questa scelta poiché siamo anche troppo assuefatti alla violenza. Quando Kolima finisce in carcere il regista evita di mostrare la brutalità e l’orrore di esso e si concentra sulla necessità di avere un ruolo, un’abilità per poter fare parte del gruppo, celebrando così l’importanza dell’arte e della creatività. Un’altra interessante scelta di Salvatores è stata quella di preferire due ragazzi senza nessuna esperienza come attori per interpretare Kolima e Gagarin, ma dai caratteri simili a quelli dei due protagonisti. In questo modo sul set si è ricreata la stessa situazione raccontata dal film, in cui abbiamo un maestro, Malkovich, e due alunni che devono imparare.

La dote di Kolima è il disegno, e quindi impara l’arte del tatuaggio. Il maestro tatuatore Ink, interpretato dal bravissimo Peter Stormare, non insegna solo la tecnica, ma anche un’importantissima lezione integrante dell’educazione siberiana. Insegna a osservare le persone, poiché tra i criminali russi i tatuaggi raccontano la vita di chi li porta sul proprio corpo. Il tatuatore deve saper leggere le persone e scrivere la loro storia sulla loro pelle. Saper leggere bene questa superficie è vitale in quell’ambiente.

Kolima non legge solo i disegni sull’epidermide, ma legge anche i libri per Xenja (Eleanor Tomlinson). Ed è proprio all’amore impossibile che prova per questa ragazza che dedica il primo tatuaggio sulla sua stessa pelle. Xenja è “una voluta da Dio”, il suo cervello non funzione bene e, secondo il codice dei Criminali Onesti, deve per questo essere protetta. Per via del sentimento che prova, questo compito spetta a Kolima. Il nome Xenja deriva dalla parola greca xenos, che significa “straniero”. La ragazza in effetti non solo è diversa da tutti gli altri per via della sua malattia, che la rende speciale e fragile, ma viene anche  da un’altra città. Però lei e il padre medico vengono pienamente accolti nella comunità.

La prima vittima causata dal non rispetto di Gagarin dei principi della comunità è l’amico Vitalic. Durante un’alluvione, invece di aiutare gli altri, Gagarin convince gli amici ad arraffare gli oggetti portati via dalla corrente del fiume e il povero amico muore annegato. Il ragazzo non impara la lezione e prosegue imperterrito a voler guadagnare e accumulare denaro ignorando la regola che considera i soldi qualcosa di sporco e immondo, un vile mezzo di cui non si deve abusare e che non deve nemmeno essere conservato in casa. Solo quando Gagarin cede anche al traffico di droga (vietato agli onesti criminali siberiani) Kolima abbandona l’amico di infanzia, col quale ormai non ha più nulla in comune. Ma il culmine giunge quando Gagarin decide di prendersi Xenja, sfogando su di lei, senza alcun motivo, la propria violenza e lussuria. Da questo momento l’unico obiettivo della vita di Kolima sarà uccidere l’amico di un tempo. Anche a costo di abbandonare la comunità in cui è cresciuto e non tornarci mai più. Perché il giovane lupo che va per la sua strada non può più tornare a prescindere dal fatto che i suoi fini siano onorevoli o meno. Kolima si deve assumere un compito quasi divino, in quanto prima deve proteggere e, quando non è stato in grado di farlo, deve punire. E nella locandina del film il corpo tatuato del ragazzo, su cui è impressa tutta la sua storia, richiama l’immagine della Madonna con due pistole incrociate sul petto ripresa all’inizio dentro la casa del nonno.

Il film è molto curato, l’ambientazione è ricostruita con cura cercando di riprodurre il mobilio e la moda dell’epoca. Lilin ha partecipato attivamente con la produzione per la sua realizzazione. Lo scrittore si è premurato della correttezza dei tatuaggi e ha messo il suo sapere a disposizione di Salvatores. Alcuni sostengono che il romanzo sia autobiografico, ma Lilin nega fortemente. Però è sicuro che molto dell’infanzia in Transnistria dell’autore e del periodo trascorso nel carcere minorile sia confluito nella storia, accrescendone il coinvolgimento e la credibilità. Una bella scrittura chiara e fluente è stata tradotta in un film scorrevole e tensivo, coinvolgente e interessante. Entrambi ci raccontano di questa educazione particolare, costringendoci a riflettere su quanto del modo in cui noi invece siamo stati educati abbiamo conservato e quanto rifiutato man mano che siamo cresciuti.

Regia: Gabriele Salvatores

Produzione: Cattleya e RAI Cinema

Soggetto: Sandro Petraglia e Stefano Rulli

Sceneggiatura: Gabriele Salvatores, Sandro Petraglia e Stefano Rulli

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Informazioni su vanessamedea

Gioco coi significati del mondo per passione... e magari anche per professione!
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6 risposte a Educazione Siberiana

  1. newwhitebear ha detto:

    Il film non l’ho visto e quindi non lo giudico ma il libro l’ho letto e lo giudico scadente sotto molti punti di vista: stilistico, narrativo e sul messaggio che vuol trasmettere.
    Probabilmente Salvatores è riuscito a estrapolare attraverso le immagini quello che Lilin non è riuscirto a dire con le parole.
    Senza dubbio la tua recensione del film è ottima.

    • vanessamedea ha detto:

      Grazie! Non dico niente su stile e narrazione perché capisco che possano non piacere, ma secondo me non c’è tanto l’intenzione di trasmettere un messaggio quanto piuttosto di far conoscere una realtà di cui la maggior parte della gente non ha la più pallida idea, per questo sostengo nella recensione che non sia una questione di giusto o sbagliato ma di cercare di capire una cultura diversa sospendendo momentaneamente il proprio giudizio. Salvatores alla conferenza stampa ha detto che quello che lui, regista, invece voleva sostenere è che ci deve essere un maestro, buono o cattivo, meglio di niente. Su questo problema pedagogico, ovviamente, si può discutere per ore e a me sembra molto interessante. Buona giornata!! 🙂

      • newwhitebear ha detto:

        Ribadisco che la mia critica o pensiero, come lo si voglia chiamare, si riferisce al libro e non al film, che non ho visto.
        Sono due mondi diversi. Uno usa il linguaggio delle parole, l’altro quello delle immagini e non sempre collimano.
        Felice serata

      • vanessamedea ha detto:

        Si si avevo capito! Intendevo infatti stile e narrazione del libro! A presto!!

  2. Martina Fraccaroli ha detto:

    Ho sempre adorato Salvatores come regista, quindi sono certissima riguardo alla qualità del film.
    Devo ancora riuscire a leggere il libro (che attirò la mia attenzione appena uscito in libreria, ma come ben sai i fondi scarseggiavano e scarseggiano tutt’ora), ma appena sarà disponibile in biblioteca supplirò alle mia mancanze e successivamente sarò pronta ad un confronto. 😀

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