In the flesh: bentornato, caro estinto!

in-the-fleshHo visto il primo episodio di In the flesh e ho ricominciato a rimuginare sul tema della morte, in particolare sul modo in cui spesso è evitata e rifuggita nella nostra cultura, così ho partorito un nuovo pezzo per il blog.

La morte. Inaccettabile nella nostra società. Continuano a prolificare rappresentazioni del nostro mondo in cui conviviamo con esseri che in qualche modo interrompono la naturale successione vita-morte. Non solo vampiri, ma anche angeli, demoni, streghe, licantropi, creature del dottor Frankestine, mummie, mostri di ogni tipo. Fingiamo di coesistere con qualunque sorta di esseri strani e immortali. Tutto pur di pensare a un modo di proseguire la permanenza sulla terra anche una volta giunta la fine della nostra vita. Molti di questi esseri nascono dal terrore primordiale che i morti possano tornare a influire sui vivi, ma oggi sono diventati l’esatto contrario, cioè l’espressione del desiderio di avere una seconda chance di vita, di essere immortali, di sconfiggere quello che invece dovremmo accettare come il normale corso dell’esistenza.

In altri post ho parlato di vampiri, adesso vorrei spendere due parole sugli zombie. Vista la crescente insoddisfazione verso la serie The walking dead (boring!!!!!), ho provato a guardare un’altra serie sugli zombie: In the flesh. Sono usciti solo pochi episodi e io ho visto solo il primo, ma promette bene. Tendenzialmente le storie sugli zombie partono dall’idea che un qualche virus si è diffuso fra l’umanità col risultato che la gente muore e inizia a deambulare sotto forma di cadavere che brama avidamente cervelli e carne umana con cui cibarsi. In alcune storie si cerca una cura, in altre i pochi superstiti cercano di sopravvivere all’Apocalisse e di recente si è pure visto che può nascere l’amore fra corpo putrefatto e gentil donzella ritrasformando magicamente il decerebrato morto in aitante giovine pensante. In questa serie invece l’Apocalisse è finita, gli zombie sono stati internati e sottoposti a una cura che, pur rimanendo morti e un po’ schifosi, permette loro di tornare a essere le persone che erano. Un po’ di fondotinta, lenti a contatto, siringone pieno del misterioso medicinale e via che vengono reinseriti nella società. Ah la gioia dei famigliari che possono abbracciare nuovamente i figli, le mogli e gli altri parenti a cui pensavano di aver detto addio per sempre!

Ma non tutti sono tolleranti. Molti di quelli che hanno assistito alla brutalità degli zombie e hanno combattutto contro di essi non si fidano per nulla di questa cura e non hanno nessuna intenzione di averli come vicini di casa. Il non morto protagonista della serie torna dai genitori, che però abitano in questa comunità dove quasi tutti fanno parte del Comitato Ammazza-Zombie e, fregandosene delle leggi che vietano l’uccisione degli zombie reinseriti, sparano in testa a tutti i cadaveri ambulanti che la gente tenta di nascondere in casa. Tutti fingono di far parte del Comitato, ma molti, di nascosto, non rifiutano la possibilità di riavere al fianco i propri cari.

Da quello che emerge nel dialogo fra lo zombie e il terapista, la discriminante fra l’essere vivi e l’essere morti è la sensazione. Sentire, provare sentimenti e pensare sono i requisiti per poter stare fra i viventi. Se il non morto sente e pensa allora è a posto. Eppure c’è qualcosa di più. L’intelletto ti permette di compiere scelte consapevoli e gli zombie possono scegliere di non voler essere umani, ma di voler essere orgogliosamente zombie. Cosa succede a chi prende questa strada ancora non è chiaro, lo scopriremo nei prossimi episodi.

L’idea è originale. Permette di rappresentare uno spaccato della società, con le sue ipocrisie, i problemi famigliari, i conflitti interiori e i conflitti con il vicinato, con le persone che ci circondano, l’ignoranza, le convinzioni forti, gli scheletri nell’armadio, il tutto condito da qualche scena di cervelli spappolati, di pelle putrefatta e di fucili fumanti. Molta ironia e anche molta tensione, niente male per un pilot. Non sono una grande amante degli zombie ma in questa serie, smettendo di essere dementi mossi dal solo istinto, vediamo un po’ anche il loro punto di vista. Non è certo una novità ormai raccontare la storia dal punto dio vista del mostro, ma in questo caso sono davvero curiosa di scoprire cosa è successo e cosa succederà al protagonista. Io poi ho anche un debole per l’accento british e per le parlate delle campagne, le atmosfere nebbiose e verdeggianti, eccetera. Insomma, mi ha presa bene, staremo a vedere.

In tutto ciò il mio pensiero è: va bene, accettare la morte delle persone care non è facile, è doloroso e terribile, ma va fatto. Non possiamo continuare a immaginare che si possa tornare indietro, non è sano. Insomma, davvero c’è chi pensa che abolire la morte sia una buona cosa? Altro che sovrapopolamento… E poi boh…Non so se la prenderei bene se domattina mi trovo la nonna a casa mezza decomposta che mi bacia e abbraccia.. No? Per quanto le storie sui mostri e gli esseri immortali che vivono tra noi mi piacciano moltissimo, non riesco proprio a sognare che possa essere vero. Nemmeno a me piace l’idea di invecchiare e morire (ho trovato due capelli bianchi e mi èp venuto un attacco isterico) e soprattutto non mi piace l’idea che ciò avvenga alle persone a cui voglio bene. Ma la vita funziona così, mi sono messa l’anima in pace, ce la faranno anche tutte quelle persone che spendono miliardi in creme e operazioni chirurgiche o quelle che si svenano dai medium per comunicare coi defunti? Forse dovremmo smettere di nascondere i morti e proteggere i bambini da questo evento. Essendo naturale come respirare dovrebbe essere spiegato come tale e insegnare ai bambini ad accettarlo, per quanto sia un evento misterioso e inevitabile, come del resto lo è la vita.

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Gioco coi significati del mondo per passione... e magari anche per professione!
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2 risposte a In the flesh: bentornato, caro estinto!

  1. Martina Fraccaroli ha detto:

    ‘Chissà perchè quando qualcuno muore si dice: “ah, è la vita.” ‘ Perchè lo è, molto semplicemente. Sfuggirvi o cercare di allontanarne il pensiero non porta a nulla.
    Comunque serie interessante. 🙂

  2. newwhitebear ha detto:

    Vita e morte sono un ciclo della nostra esistenza. Si nasce senza che noi possiamo esprimere la nostra volontà di esistere. Si muore senza che noi abbiamo la possibilità di evitarla.
    Dolce serata
    Un caro saluto

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